Ritrovare se stessi

Ritrovare se stessi

 di Benedetta Perico 

Liceo E. Amaldi

Era quasi mezzanotte ed ero stanco morto. Le gambe non mi reggevano più. Avevo voglia di tornarmene a casa e di dormire. Solo questo, nient’altro. Cercai nello zaino le chiavi ed aprii la porta

Casa dolce casa!
Finalmente, dopo una giornata di duro lavoro, potevo riposarmi. Finalmente, dopo giorni passati a sudare dietro ad una mascherina e una visiera, potevo respirare a pieni polmoni. Finalmente avevo un giorno di riposo.
Stavo per gettarmi sul letto quando la vidi. Stava appoggiata sul mio cuscino, misteriosa e intrigante allo stesso tempo. Mi avvicinai. Era una lettera. Incuriosito, la afferrai. Non sapevo cosa fare: ero molto curioso, ma ero anche molto stanco. Fissai la lettera per qualche istante, pensando. Il desiderio di sapere mittente e contenuto era incoercibile: accesi l’abat-jour.

Nembro, marzo 2020
Carissimo papi,

Il cuore iniziò a battermi fortissimo, sembrava voler esplodere: era una lettera delle mie figlie. Feci un respiro profondo e ricominciai a leggere.

ci manchi tantissimo. Viviamo sotto lo stesso tetto, eppure… ti sentiamo distante. Spesso non sei a casa e tutte noi non vediamo l’ora che tu ritorni per poterti raccontare come va la vita in quarantena. Ma poi, quando ritorni a casa, ci saluti e subito ti chiudi in camera. Noi ti capiamo papi, capiamo che sei stanco e che dopo turni estenuanti in ospedale tu abbia voglia di riposare. Lo capiamo e lo accettiamo.
Però papi, anche quando ci ritroviamo tutti insieme per la cena, iniziare la conversazione è difficile… sei sempre perso nei tuoi pensieri e vivi in un mondo tutto tuo. Quando ti osserviamo in viso vediamo due occhi tristi, stanchi, impauriti. Sei diverso, papi caro, sei cambiato. E ci manchi. Ci manca il papi che sorride e scherza con noi. Ci manca il papi che ci fa volare in alto. Ci manca il papi che gioca con noi e che ci aiuta a fare i compiti… ci manca quel papi.
Sappiamo che sei molto preso dal lavoro e che lo stress e la stanchezza ti stanno divorando. Divorando, proprio così: tu stesso hai usato questo verbo per descrivere a mamma come ti senti. Cosa credete? Che non ci accorgiamo di niente quando alla sera confabulate?

Papi, noi sappiamo come ti senti e credici, è già da un po’ di tempo che stiamo escogitando qualcosa per cercare di farti tornare il sorriso… e forse ce l’abbiamo fatta. Sì, forse, perché dipende tutto da te. Domani ti chiediamo di indossare un bel sorriso… facile no? Beh, se così non fosse, ti diamo un piccolo consiglio. Dimentica tutto per un po’: dimenticati dei malati, del virus, delle mascherine e di tutti quegli strani aggeggi a cui i malati stanno attaccati per mezzo di tubi… dimentica tutto e sorridi. E sai perché? Perché domani è la tua festa, papi caro… già, domani è il 19 marzo, la festa del papà, e tutte noi abbiamo una sorpresa per te, che speriamo potrai apprezzare.

Papi caro, sappi che noi saremo sempre qui con te, saremo sempre pronte ad aiutarti e ci saremo in ogni momento per sostenerti… e, papi, te lo chiediamo in ginocchio, ritorna quello che eri prima.

Ti vogliamo tanto tanto bene, un forte abbraccio,
Rachele e Nicole

P.S. Don’t forget to smile! 🙂

Alzai lo sguardo dal foglio: avevo le lacrime agli occhi. Decisi di leggere tutto un’altra volta, e poi un’altra ancora. E più leggevo, più mi sentivo debole, spregevole e inconsistente. Mi sentivo una nullità, uno schifo. Mai come allora mi sono sentito un cattivo padre. Le mie figlie avevano ragione: ero talmente smarrito nei miei pensieri che le avevo trascurate.

Ma che padre ero? Che razza di padre ero? Ero un padre indifferente, o dovrei forse dire insensibile?
Mi arrabbiai moltissimo con me stesso e improvvisamente ritrovai le forze, le energie. Ma erano energie cattive, malvagie: avevo voglia di buttare all’aria tutto, di prendere a pugni il materasso, di gridare a squarciagola… ora capivo cosa fosse il rimpianto.

Cercai di contenermi: non potevo certo dare di matto nel bel mezzo della notte… così iniziai a piangere. Quella notte piansi molto. E non so dire se fossero lacrime di dolore e rimpianto per essere stato un padre egoista, o se fossero lacrime di commozione e sollievo perché le mie figlie mi avevano dimostrato tutto il loro affetto… questo proprio non lo sapevo, ma sapevo (e ne ero certo) che il giorno seguente avrei indossato un bel sorriso.

Avrei sorriso per le mie figlie, per scusarmi con loro e per renderle felici. Ma soprattutto avrei sorriso per me stesso, per ritornare quello che ero un tempo: allegro, sereno e sicuro di me.

Finalmente decisi di coricarmi. E mi coricai pensando alla mattina seguente. Era passato molto tempo, troppo. Era passato talmente tanto tempo che nemmeno me lo ricordavo. Nemmeno mi ricordavo l’ultima volta in cui avevo sorriso. Ma domani sarebbe stato un giorno di rinascita ed io avrei finalmente ritrovato me stesso.

Benedetta Perico