9 Marzo 2022
lettura in 6 min

Fantahouse: quattro ragazzu e tiktok come strumento di attivismo digitale

di Bergamo per i Giovani


Come la Generazione Z utilizza i social network per prendere posizione.

Per scrivere questo articolo del blog abbiamo installato e ci siamo iscrittə a TikTok e subito ci siamo messə a esplorarne i contenuti. Quando abbiamo alzato lo sguardo era passata mezz’ora. Parliamo di 1.800 secondi, più di una puntata di “Un posto al sole”. Non c’è che dire, l’algoritmo di TikTok è ipnotico e ci ha tenutə incollatə al feed magneticamente. Questo social con 2 miliardi di download e oltre 800 milioni di utenti attivi sta cambiando il consumo dei social media di un’intera generazione.

Grazie a TikTok gli e le adolescenti hanno a disposizione molte funzionalità semplicissime per realizzare video in pochissimo tempo riuscendo così a emulare celebrities e star ma mantenendosi al centro della scena, cimentandosi in una collezione di balletti e gag discutibilmente divertenti, diventando trapper o malavitosi del weekend, mostrando qua e là scorci di quel degrado tutto italiano fatto di ignoranza e vestiti firmati, rolex finti, auto truccate, pose e posizioni, accenni alla politica.

Andando oltre, indagando più a fondo, non fermandosi all’apparenza, questo social media offre anche altro. Esplorando fra i milioni di video si scovano trend politici e attivismo sociale.

A Bergamo c’è un gruppo di ventiduenni che, proprio grazie all’utilizzo di Tiktok, si sta facendo strada, arrivando addirittura al quarto posto dei brani più utilizzati sulla piattaforma social in Italia: parliamo della Fantahouse

9 marzo 2021, Bergamo è Zona Rossa e quattro giovani sono decisamente annoiatə. Così dopo aver spremuto i loro account personali decidono di aprire un profilo di gruppo scimmiottando le collab house (gruppi di tiktoker che vivono insieme in grandi case generando dei collettivi di content creators), semplicemente perché sono “un bel gruppo, simpatico, unito con un modo di fare particolare che potrebbe avere un certo appeal su Tiktok”.

Alla domanda: cosa pensate dell’etichetta di Tiktok come slot machine della Gen Z? Rispondono con pensieri e riflessioni differenti:

ANNA: “Tutte le piattaforme hanno dei lati negativi, sicuramente TikTok provoca una certa addiction. Personalmente sto cercando di migliorare: le statistiche del mio telefono mi riportano una media di 4 ore al giorno trascorse su questo social”.

ANNALISA: “In quarantena arrivavo a trascorrere 8h al giorno su Tiktok, ora con il lavoro ho decisamente diminuito e sono intorno alle 2 ore di media”.

LUCA: “Ho smesso di guardare Tiktok come utente, ma ho una certa addiction sulle notifiche dei contenuti creati come Fantahouse, per me è importante perché ci permette di avere una community vera. Diciamo che al giorno ci passo tra i 30 minuti e l’ora, ma la maggior parte del tempo lo uso per rispondere a chi ci scrive”.

LETIZIA: “Fino ad un mese fa la mia media era di più di 5 ore. Ora ho iniziato il tirocinio e durante la giornata non guardo molto il telefono. Una media di 1 ora su Tiktok al giorno è realistica”.

Inoltre, quando citiamo il caso USA in cui otto stati hanno avviato un’indagine per capire se Tiktok può avere effetti negativi sulla salute mentale di adolescenti e bambini, il gruppo ci risponde in maniera molto consapevole: “Tiktok può danneggiare la salute mentale, i social stanno maturando in chi li utilizza la FOMO (Fear Of Missing Out, letteralmente la paura di essere tagliati fuori). L’abbiamo notata su di noi e ci provoca preoccupazione. Noi ventiduenni siamo fortunatə perché abbiamo vissuto a pieno un periodo della nostra vita in cui non avevamo i social. La nostra fase pre-tecnologica la ricordiamo bene e a confrontarla con la fase attuale ci rendiamo conto che c’è un problema di dipendenza. Per i nativi digitali questa assuefazione è lesiva, servirebbe creare una coscienza all’uso consapevole dei social network per le nuove generazioni”.

Tiktok non è solo un luogo dove esibirsi in balletti o dove trascorrere ore e ore nello scroll infinito ma c’è di più e questo di più è attivismo digitale. La notorietà di questə quattro giovani è esplosa nel momento in cui hanno pubblicato la canzone “Siamo ragazzu” che definiscono “un manifesto della generazione Z. Abbiamo scelto di utilizzare la “u” per avere un linguaggio neutro. Tutto è nato per scherzo: sui social è pieno di contenuti con l’hashtag #siamoragazzi e #siamoragazze, ma non ci sentivamo rappresentatu così abbiamo iniziato a utilizzare #siamoragazzu per eliminare l’etichetta del genere”. Ci raccontano che la canzone era inizialmente nata come sigla di pochi secondi per i loro video Tiktok, ma avendo una durata di 1.34 minuti,  non era più adatta. Così hanno deciso di inciderla.

Ma di cosa parla “Siamo ragazzu”? Beh, lo lasciamo spiegare direttamente a loro

Anche se TikTok potrebbe sembrare un luogo poco consono per generare un cambiamento sociale, la sua natura spensierata consente alla Gen Z di essere attivista senza sentire tutto il peso dell’attivismo. Su questa piattaforma il rinnovamento sociale e politico avviene in modo eccezionalmente pop. Qui ragazzə di tutto il mondo possono dire “Ci siamo e ci importa”. La gen Z comprende in modo innato le dinamiche degli ecosistemi informativi, se volete un esempio vi riportiamo ciò che è accaduto a giugno 2020 durante il Tulsa Rally di Donald Trump, dove gli utenti di Tiktok si sono organizzati per boicottare il comizio

Per fare un esempio più attuale vi citiamo l’account di Valerish, giovane influencer ucraina con oltre 200mila follower, che mostra la guerra con gli occhi della sua generazione.  

Potremmo riportarvi innumerevoli casi. Pensate solo al movimento Black lives matter o alla lotta contro il cambiamento climatico. La Gen Z sa come attrarre altri occhi e altre menti: esercitare attenzione per loro è sia uno strumento che un’arma.

Anche per la Fantahouse Tiktok è il pretesto per avviare una discussione su tematiche care al gruppo, che vengono poi trasformate in azioni concrete. Per esempio lo scorso autunno hanno organizzato uno swap party nel quale il fulcro era lo scambio gratuito di vestiti. Durante l’evento non è mancato un momento di confronto sul mondo del fast fashion e, in un pomeriggio di divertimento, sono riuscitə ad insegnare alle molte persone intervenute il valore della circular economy.

In conclusione, ve lo possiamo confessare: la canzone “Siamo ragazzu” ci è entrata in testa e da che la ascoltiamo utilizzare la “u” come finale delle parole per eliminare il genere non è mai stato così facile! Non è anche questa una forma di attivismo? 

Bergamo per i Giovani

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